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Bell on the Californa Capitol grounds in Sacramento Il calcio è il nuovo trend nel campo della moda, fonte di grande ispirazione. Una soluzione che contribuisce a scrivere un nuovo capitolo nella lunga epopea della maglie bianconere. Ne andavo orgogliosissimo, nonostante a primavera sembrasse di indossare un piumino, e quando pioveva le maglie si inzuppavano a tal punto da sembrare spugne. Il 25 giugno Borsellino aveva avuto un incontro riservato con il colonnello Mario Mori e l’allora capitano Giuseppe De Donno presso la caserma «Carini», lontano dalla Procura: secondo quanto dichiarato da Mori e De Donno ai magistrati, Borsellino si limitò a parlare con loro del dossier soprannominato «Mafia e Appalti» trasmesso dal ROS alla Procura di Palermo di cui il giudice s’interessava nonostante non avesse ricevuto la delega d’indagine. Il contrasto tra navy e dorato, il colletto con bottoncino, la trama tono su tono: la maglia away del Monaco 1860 è una piccola chicca, l’ennesima di una squadra che sotto il profilo del design continua a incantare da tempo (nonostante le sorti sportive del club siano decisamente lontane dai palcoscenici più nobili). Qui la foto si riferisce alla stagione 2000/01, successiva alla vittoria dello scudetto, con bordini dorati a ornare il colletto. La divisa, come già avvenuto in passato, fu utilizzata anche per la prima parte della preseason della stagione successiva.

In particolare, in due interviste rilasciate il 20 luglio 1988 ai giornalisti Attilio Bolzoni de La Repubblica e a Saverio Lodato de L’Unità, riferendosi al CSM, dichiarò tra l’altro espressamente: «Si doveva nominare Falcone per garantire la continuità all’Ufficio», «hanno disfatto il pool antimafia», «hanno tolto a Falcone le grandi inchieste», «la squadra mobile non esiste più», «stiamo tornando indietro, come 10 o 20 anni fa». «All’inizio degli anni settanta, Cosa Nostra cominciò a diventare un’impresa anch’essa. Messina spiegò a Borsellino dettagliatamente come funzionava la spartizione degli appalti pubblici e privati tra Cosa nostra e i politici e rese la clamorosa rivelazione che la Calcestruzzi S.p.A. (all’epoca di proprietà del gruppo Ferruzzi-Gardini, uno dei principali gruppi industriali italiani) fosse «nelle mani di Totò Riina». Non escludo che tra le persone che possono essermi state presentate ci fosse anche il dottor Borsellino. Tuttavia Calcara verrà successivamente smentito dai collaboratori di giustizia Giovanni Brusca e Antonio Patti, i quali affermeranno che l’attentato a Borsellino venne in realtà affidato a Vito Mazzara, «capo famiglia» di Valderice e abile tiratore, ma non se ne fece più nulla perché il progetto incontrò l’opposizione dei boss mafiosi di Marsala Vincenzo D’Amico e Francesco Craparotta, che vennero poi uccisi su ordine di Totò Riina per tale diniego.

Contrada». Tuttavia l’allora procuratore aggiunto Vittorio Aliquò raccontò che quel giorno accompagnò Borsellino sulla soglia della stanza del neo-ministro, lo vide entrare, lo vide uscire poco dopo e quindi entrò a sua volta, ma da solo, non ricordando di aver incontrato Bruno Contrada ed escludendo che Borsellino gliene abbia parlato. Il pomeriggio del 19 maggio 1992, nel corso dell’XI scrutinio delle elezioni del Presidente della Repubblica Italiana del 1992, l’allora segretario del MSI Gianfranco Fini diede indicazione ai suoi parlamentari di votare per Paolo Borsellino come Presidente della Repubblica, che ottenne in quello scrutinio 47 preferenze. Il 29 maggio 1992, nel corso della presentazione del libro «Gli uomini del disonore» di Pino Arlacchi alla presenza dei ministri dell’Interno e della Giustizia, Vincenzo Scotti e Claudio Martelli, nonché del capo della polizia Vincenzo Parisi, dal pubblico fu chiesto a Borsellino se intendesse candidarsi alla successione di Falcone alla «Superprocura»; alla sua risposta negativa Scotti intervenne annunciando di aver concordato con Martelli di chiedere al CSM di riaprire il concorso e invitandolo formalmente a candidarsi. Il 31 luglio il CSM convocò Borsellino, il quale rinnovò accuse e perplessità.

Prima che finisse il periodo di isolamento, Calcara decise di diventare collaboratore di giustizia e si incontrò proprio con Borsellino, al quale, una volta rivelatogli il piano e l’incarico, disse: «Lei deve sapere che io ero ben felice di ammazzarla». Nel novembre 1991 Borsellino, insieme con i suoi sostituti procuratori Massimo Russo e Alessandra Camassa, iniziò a raccogliere le dichiarazioni di Piera Aiello e della cognata Rita Atria, di soli diciassette anni, rispettivamente moglie e sorella di un mafioso partannese assassinato nel corso di una faida, che consentirono di arrestare numerosi mafiosi di Partanna, Sciacca e Marsala e di avviare un’indagine sul deputato democristiano Vincenzino Culicchia, per trent’anni sindaco di Partanna. Secondo i giudici che conducono l’inchiesta «Trattativa Stato-mafia», Borsellino in realtà era informato della negoziazione che Mori e De Donno stavano conducendo con l’ex sindaco Vito Ciancimino per arrivare alla cattura di latitanti e tale colloquio riservato era finalizzato a parlare di quei fatti. A rivelarlo fu il collaboratore di giustizia Vincenzo Calcara, mafioso di Castelvetrano il quale affermava che il suo capo Antonio Vaccarino (ex sindaco democristiano del paese) gli avrebbe detto di tenersi pronto per l’esecuzione, seconda maglia lazio che si sarebbe dovuta effettuare mediante un fucile di precisione o con un’autobomba.


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